1. Che cosa deve misurare un indice di difficoltà

Dire che un indice di difficoltà deve misurare la “fatica necessaria per scalare” è ambiguo, perché a rigore la fatica è l’energia spesa (peso del pedalatore per il dislivello), ma il dislivello da solo non è un criterio adeguato per classificare la difficoltà di una salita.

Le sensazioni soggettive di fatica non bastano per costruire un indice, perché diverse scalate, fatte dalla stessa persona, avvengono in condizioni diverse. Non si parli poi se le persone sono diverse.

Per dare un giudizio oggettivo sulla difficoltà delle salite, dovrebbero essere affrontate tutte a parità di condizioni, con particolare riguardo allo stato di affaticamento finale.

Se le forze vengono a mancare prima di aver raggiunto il culmine significa che la salita è stata affrontata con passo troppo veloce, ma non è necessariamente più dura di un’altra per la quale si sono dosate meglio le forze.

Serve quindi un pedalatore ideale che affronti tutte le salite nello stesso stato di forma, che commisuri la potenza impegnata alla difficoltà da superare, terminando le ascensioni senza cedimenti, ma anche senza riserve di energia inutilizzata, sfruttando al massimo tutta la potenza

Naturalmente un pedalatore così in carne e ossa non esiste, ma può essere simulato matematicamente, per arrivare alla costruzione dell’indice assoluto, che misuri il disagio di una scalata, ossia la differenza tra le condizioni ottimali di pedalata e quelle imposte dalla difficoltà della salita.

Oltre alla classificazione delle salite, l’indice dà un supporto pratico nella definizione della pedalata ideale per ottenere il miglior risultato con uno sforzo commisurato alla difficoltà da affrontare

2. La difficoltà di una salita nella letteratura

Molti sono gli autori che si sono applicati alla ricerca di un indice per valutare la difficoltà delle salite. Tra questi Cerisola [1], Codifava [2], il sito Climbybike Difficulty Index [3] e Stefano Pedrazzani [4] che ha compilato un archivio di un gran numero di salite in tutta Europa con l’indice già calcolato [5].

Infine PCS [6] (ProCyclingStats, una banca dati dove sono riportati i risultati di tutte le gare ciclistiche mondiali) ad ogni percorso di gara assegna un indice delle difficoltà altimetriche.

Un sito specifico [7] riporta in dettaglio come questo indice è costruito.

A ogni salita è attribuito il seguente indice:

L’indice PCS coincide con l’indice impiegato da Pedrazzani, dove P indica la pendenza in percentuale e L la lunghezza della salita in km.

Questi tentativi di valutazione oggettiva sono empirici, quando non basati su sensazioni soggettive, e non hanno riferimenti espliciti a leggi fisiche.

L’indice PCS è nient’altro che il prodotto della pendenza P per l’elevazione E (E=10*PL).

I due fattori hanno significato fisico, rispettivamente la richiesta di forza e la richiesta di energia per superare la salita.

Il loro prodotto però non ne ha.

In definitiva l’indice PCS è semplice, ma ha il difetto di non avere un chiaro sostegno nell’applicazione di qualche legge fisica.


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