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Spazio allenamento funzionale

Salve e un benvenuto a tutti i lettori di “Esperti Formatori Sportivi”

1Nel precedente articolo ci eravamo lasciati con la definizione di allenamento funzionale e con i parametri che definiscono questo “modello di allenamento”.
Ricordiamo brevemente la definizione di allenamento funzionale: tipologia di lavoro volta all’ampliamento della propria zona di comfort, in cui si sollecita l’adattabilità del soggetto. Quindi si educa e si rieduca al movimento. Per fare tutto ciò si lavora sui parametri di equilibrio, stabilizzazione, forza e potenza, in un mix che spesso si sovrappone all’allenamento classico (vedi ad esempio il circuit training).
Spesso purtroppo l’allenamento funzionale viene confuso con l’allenamento “acrobatico”, ecco che allora diventa funzionale il fare l’esercizio in maniera più complessa e pericolosa: Niente di più sbagliato!!!!!

Al fine di chiarire ulteriormente il concetto di allenamento funzionale riporto tre delle definizioni che più contraddistinguono il concetto di allenamento funzionale.
Tali definizioni vengono date da tre dei massimi esperti nel settore dell’allenamento funzionale:

  • L‘ Allenamento funzionale è un’attività multiarticolare, multiplanare, arricchita propriocettivamente, che coinvolga decelerazione, accelerazione, e stabilizzazione (Gambetta);
  • L‘ Allenamento funzionale è “un complesso di esercitazioni in grado di coinvolgere equilibrio e propriocezione” (Boyle);
  • L’ allenamento funzionale coinvolge movimenti che sono specifici o altamente correlati, in termini meccanici, coordinativi ed energetici, con le attività quotidiane abituali (Plisk).

2Da questa definizioni è facile comprendere che il lavoro funzionale da solo non può rispondere a tutte le richieste dell’atleta. Esso vuole essere un metodo di prevenzione, rieducazione e miglioramento della performance, che però agisce su parametri diversi dalle capacità condizionali, anche se tante volte si sovrappone con i metodi di lavoro per lo sviluppo di quest’ultime.

Per essere più chiari: non posso prepararmi alla maratona, facendo solo funzionale, poiché la specificità richiesta non verrebbe soddisfatta dal solo allenamento funzionale, anche se la componente aerobica viene in qualche modo sollecitata durante il lavoro funzionale. Posso invece integrare il lavoro funzionale con il mio piano di allenamento, intervenendo sui parametri di propriocezione e stabilizzazione, facendo un bel lavoro di prevenzione e correzione di eventuali disfunzioni. Ecco che allora il lavoro funzionale riacquista la sua valenza originale, ricordiamo infatti, che il funzionale nasce per la necessità di rieducare l’atleta dopo un infortunio e per prevenire eventuali ricadute. Poi vedendo la risposta positiva degli atleti in questione ai suddetti protocolli di allenamento si è pensato che fosse opportuno includere tali protocolli, come forma di prevenzione, nelle varie discipline. Ne è un esempio il programma di riscaldamento preventivo fatto nel calcio,  per prevenire gli infortuni nei calciatori e nelle calciatrici di età superiore ai 14 anni: “FIFA 11+” (vedi).

Nell’allenamento funzionale le serie e le ripetizioni e quindi il volume finale di lavoro viene definito sulla base della completa acquisizione del gesto. Raggiunto tale scopo il lavoro funzionale esaurisce la sua funzione di educatore del movimento, ecco che allora la progressione prevede un altro esercizio che includa il miglioramento della skill successiva: stabilizzazione>forza>potenza.

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Piccolo promemoria per il lavoro funzionale

Si parte da una ripetizione fino ad arrivare ad un massimo di venti circa. Una sola ripetizione viene effettuata quanto si cerca di acquisire il gesto in questione, mentre le 20 presuppongono la piena consapevolezza del gesto. Fare 20 ripetizioni per 2-3 serie permette una sollecitazione funzionale-funzionante poiché ci troviamo in una zona di sovrapposizione dei due lavori (funzionale e funzionante). A tal proposito ricordo, infatti, che nel lavoro a circuito (circuit training) le ripetizioni vanno da 15 (principianti) a 30 (esperti), e che tale lavoro viene prevalentemente utilizzato per lo sviluppo della forza, (forza resistente nel caso degli sport da combattimento ad esempio). Da quanto detto è facile comprendere il perché tante volte si genera confusione sul lavoro da effettuare. Personalmente quando ho iniziato ad avvicinarmi al funzionale, ho avuto le medesime difficoltà.

Questo perché spesso viene trasmesso lo schema e non i principi di lavoro, che rendono ognuno libero di esprimere il proprio potenziale, sulla base degli esercizi che già conosce.

La differenza non viene data dagli esercizi, ma dal principio su cui essi si basano e dallo scopo che voglio raggiungere.

I push up, sono push up in tutti i metodi, quindi anche nel funzionale. Ma allora qual è la differenza? La differenza viene data dal perché effettuo i push up. In un lavoro a circuito voglio sollecitare la forza degli arti superiori, mentre nel lavoro funzionale voglio sollecitare la funzionalità del core e quindi la stabilizzazione.

Le ripetizioni di push up mi permetteranno di incrementare la funzionalità del core, che si realizzerà in un maggior tempo di stazionamento isometrico sui gomiti in decubito prono (il miglioramento della forza degli arti superiori è una conseguenza, non il fine). Ecco che allora lo stesso esercizio acquisisce un duplice significato, e di conseguenza l’allenamento stesso ha una doppia valenza. Sta a noi decidere la strada da percorrere sulla base dell’ obiettivo che vogliamo ottenere.

Articolo rielaborato dal Socio Master Luigi Salinaro

SITOGRAFIA, BIBLIOGRAFIA e LINK UTILI:

  • Alberto Andorlini, Allenare il movimento: dall’allenamento funzionale all’allenamento del movimento, Calzetti e Mariucci, Perugia, 2013.
  • Davide Barbieri , Elementi di base per l’allenamento funzionale. Il gioco del ferro, Calzetti e Mariucci, Perugia, 2011.
  • Harre D., Teoria dell’allenamento, Società Stampa Sportiva, Roma, 2005.
  • Martin D., Manuale di teoria dell’allenamento, Società Stampa Sportiva, Roma, 2004.
  • http://f-marc.com/11plus/11-2/.
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