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Punti principali della tecnica di tiro compound

  1. POSTURA:
    • PIEDI – BACINO – EQUILIBRIO
    • SPALLE – ALLINEAMENTI – ALLUNGO
  2. CAPO
  3. MANO DELL’ARCO
  4. MANO DELLO SGANCIO
  5. ANCORAGGIO
  6. MIRA
  7. RILASCIO
  8. FOLLOW THROUGH

 

1. POSTURA:

PIEDI:

1) POSIZIONE PIEDI (PARALLELA) 1) POSIZIONE PIEDI (CHIUSA) 1) POSIZIONE PIEDI (APERTA)

 

EQUILIBRIO:

Il peso deve essere distribuito su entrambi i piedi e su tutto l’arco plantare. Le ginocchia devono essere sbloccate (né tese, né libere). Bisogna mantenere la verticalità del corpo.

SPALLE – ALLINEMANETI:

Abbiamo principalmente 3 tipi di allineamento che possono essere osservati dall’alto:

allinemaneti classici -olimpico

allinemaneti classici

allinemaneti compound

Sarà l’arciere stesso a scegliere il proprio stile di allineamento, tutte le opzioni vanno bene, l’importante è che la posizione sia:

  • Comoda,
  • Forte,
  • Con le giuste tensioni muscolari,
  • Ripetibile,
  • Gestibile in situazioni stressanti.
ALLUNGO:

L’allungo nel compound è formato da 2 elementi fondamentali:

  • ALLUNGO PRIMARIO: dato dalla lunghezza dell’arco, è il più importante tra i due perché definisce la dimensione della cam da acquistare.
  • ALLUNGO SECONDARIO: dato dalla lunghezza del cordino dello sgancio o del D-loop.

Meno importante rispetto all’allungo primario però anch’esso può influire molto sulla posizione dell’ancoraggio e sull’allineamento del gomito del braccio della corda. Eseguire un allungo corretto è fondamentale nel compound. Se ci troviamo di fronte ad un allungo eccessivo dobbiamo ricordare che crea più problemi di un allungo scarso perché rimane molto più difficile rimanere a muro durante la fase di mira.

ALTEZZA DEL GOMITO DEL BRACCIO DELLA CORDA:

Il gomito del braccio della corda è preferibile leggermente più alto rispetto alla linea della freccia, questo perché in questa posizione riusciamo ad utilizzare meglio i muscoli dorsali responsabile della trazione finale del tiro e del corretto rilascio – follow-through.

2. CAPO:

Sguardo verso il bersaglio, ruotata in maniera naturale ed in asse con tutto il corpo. In archi con distanza asse-asse molto corta il soggetto può inclinare il naso leggermente verso il baso.

3. MANO DELL’ARCO:

I contatti della mano sull’arco sono all’incirca a lungo la linea della vita. Le nocche sono inclinate di circa 45° rispetto al piano della finestra. Le dita rimangono in posizione rilassata. L’impugnatura dovrebbe essere modificata in base alla mano dell’arciere.

 

4. MANO DELLO SGANCIO:

Tutti gli sganci vengono impugnati in maniera tale da tenere il polso e la mano il più rilassati e lineari possibili.

5. ANCORAGGIO:

Quando si arriva a “muro”, la corda deve toccare la punta del naso e la mano dello sgancio deve trovarsi sotto il mento in una posizione comoda e ripetibile freccia dopo freccia. Normalmente si appoggia l’incavo tra il dito indice e medio sotto la mandibola, per avere un più solido e ripetibile contatto con il volto. L’ancoraggio può variare notevolmente in base alla distanza asse-asse,di conseguenza anche la posizione della testa può subire delle variazioni. Grazie alla possibilità di variare la lunghezza del cordino o del D-Loop l’arciere riesce a trovare una posizione confortevole dei contatti della corda sul naso e della mano sotto la mandibola.

6. MIRA:

quando si mira con l’arco compound bisogna fare un paio di procedimenti che non si eseguono con l’olimpico. Bisogna posizionare il pin/cerchietto sul bersaglio, la bolla della livella al centro e riuscire a far collimare la visette con la lente.

PUNTO DI MIRA:

Ci sono diverse caratteristiche da considerare inerenti al punto di mira:

  • Tipo (punto, cerchietto, …);
  • Colore;
  • Dimensione;
  • Luminosità

Normalmente in base alla specialità si cambia il punto di mira. (IMMAGINI) Molto importante ricordare chela mira è una conseguenza, non il fine ultimo dell’azione.

7. RILASCIO:

E’ fondamentale utilizzare la tecnica della back-tension, qualunque sia il tipo di sgancio che decidiamo di utilizzare. La back-tension sta ad indicare l’utilizzo della muscolatura della schiena per effettuare il rilascio, grazie ad essa è più facile gestire il tiro anche in situazioni stressanti (gare, scontri, …). Si arriva all’ancoraggio e si inizia a mirare, posizionato il mirino sul centro si inizia ad incrementare il lavoro dei muscoli dorsali e se la mano è posizionata in maniera corretta sullo sgancio e lo stesso è regolato correttamente, il piccolo spostamento effettuato dalla muscolatura farà ruotare il dente che lascerà partire la corda. Durante la fase della back-tension i muscoli che maggiormente vengono utilizzati sono il romboide ed il trapezio medio e basso (grazie alla loro contrazione abbiamo il movimento della scapola). Anche per gli sganci a grilletto è fondamentale eseguire un’azione lenta e continua, piuttosto che un unico movimento a scatto. Gli sganci a rotazione possono essere azionati, oltre che dal lavoro dorsale, anche da una leggera rotazione della mano. (IMMAGINE)

8. FOLLOW THROUGH:

Movimento contemporaneo e successivo al rilascio, il braccio dell’arco deve rimanere ben proiettato verso il paglione e lo sguardo verso il centro del bersaglio. Il braccio della corda continua il movimento verso dietro.

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BIBLIOGRAFIA:

  • Irene Franchini; Corso istruttori 2° livello – Bologna

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