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Esercizio fisico, radicali liberi e…antiossidanti

 SIETE SICURI CHE ASSUMERE ANTIOSSIDANTI FACCIA BENE?

Noi NO

radicali liberi e antiossidanti

L’ esercizio fisico promuove la longevità, ma anche la formazione delle specie reattive dell’ ossigeno (ROS) sospettate, queste, di accelerare l’invecchiamento, di provocare vari danni a strutture  cellulari (tra cui al DNA) , alle membrane fosfolipidiche e di ossidare il colesterolo LDL, favorendo l’ insorgere dell’aterosclerosi.

L’ aumento della formazione di radicali liberi potrebbe superare la capacità delle difese antiossidanti dell’ individuo ponendo la salute al rischio dello stress ossidativo.

I radicali liberi giocano inoltre un ruolo di primaria importanza nel danno muscolare e nell’insorgenza dei D.O.M.S. conseguenti al lavoro muscolare specialmente eccentrico e negli esercizi inconsueti. Danni muscolari di questo tipo inducono il rilascio di enzimi muscolari e promuovono infiltrati cellulari di tipo infiammatorio nel tessuto danneggiato.

Queste ipotesi vengono riunite nella” teoria dei radicali liberi”, che ha da sempre ricoperto un ruolo di primissimo piano nell’ ambito dei diversi modelli proposti al fine di spiegare il fenomeno dell’invecchiamento, ma oggi sembra essere diventata l’oggetto di nuove e profonde discussioni. “La teoria dei radicali liberi”, che per tanti anni è stata alla base di uno dei più accreditati modelli di spiegazione dell’invecchiamento, fu concepita da Denham Harman che dopo aver conseguito la laurea in medicina ed essere diventato ricercatore presso la prestigiosa Università della California cominciò seriamente a lavorare sulla teoria dei radicali liberi. Già all’epoca alcuni studi suggerivano come una dieta ricca di cibi antiossidanti fosse in grado di modificare gli effetti nocivi delle radiazioni ionizzanti, di cui i radicali liberi erano parzialmente responsabili. Non fu difficile per Harman intuire che dal momento che i radicali liberi aumentavano con l’età, questi ultimi potessero essere i responsabili del fenomeno dell’invecchiamento e che gli antiossidanti potessero rallentare l’effetto negativo.

Harman cominciò a cercare di validare la sua ipotesi lavorando su modelli murini e coinvolgendo nel lavoro altri colleghi sino a che nel 1969 alcuni ricercatori della Duke University scoprirono il primo enzima antiossidante umano: la “superossidodismutasi” e formularono l’ipotesi che questo ultimo fosse prodotto dall’organismo proprio per contrastare l’azione negativa dei radicali liberi.

Questa teoria iniziò ad essere messa in discussione nel 2006 quando David Gems, un ricercatore dell’ Institute of Healthy Ageing dell’ University College di Londra in una sua sperimentazione modificò geneticamente dei nematodi in modo tale da non permettergli più di produrre alcuni enzimi che agivano come antiossidanti naturali e che pertanto neutralizzano l’ azione dei radicali liberi. Gems pensava che in tal modo i nematodi geneticamente modificati morissero prematuramente in conseguenza dei danni provocati dai radicali liberi non più controllata dagli enzimi antiossidanti. Ma non fu cosi. Nonostante che la produzione dei radicali liberi nei nematodi geneticamente  modificati raggiunse picchi elevatissimi, questi ultimi mostravano un aspettativa di vita esattamente sovrapponibile a quella dei nematodi normali. I risultati di Gemes ottenuti sui nematodi furono inseguito confermati anche dalle sperimentazioni effettuate questa volta su modello murino di Alan Richardson, ricercatore e direttore del Barshop Institute for Longevity and Aging Stuides dell’ University of Texas Healt Science Center di Sant’Antonio (USA).

Numerosi studi dimostrano che le difese antiossidanti dell’ organismo siano del tutto adeguate e che, anzi, aumenterebbero nel corso dell’ allenamento. Questi studi sono ulteriormente dimostrati da molte ricerche che dimostrano che una regolare attività fisica diminuisca l’ incidenza di malattie cardiovascolari e di varie forme di tumori, patologie tipicamente correlabili con la presenza dei radicali liberi.

A questo punto credo venga spontaneo chiedersi se esiste un limite che se superato può far diventare la pratica di un esercizio fisico  da salutare a potenzialmente dannosa e  inoltre se sono efficaci e utili gli integratori di antiossidanti.

Per decenni  studiosi, medici e case farmaceutiche hanno consigliato l’ utilizzo di antiossidanti ai soggetti praticanti attività sportiva convinti del fatto che la pratica sportiva stessa fosse una fonte di iperproduzione di radicali liberi dalla quale occorreva in qualche modo proteggersi.

Nel 2009 Michael Ristow, ricercatore presso la Friedrich Schiller University di Jena pubblico su “Proceedings f the national accademy of science” uno studio incentrato sui profili fisiologici degli sportivi professionisti che avevano assunto regolarmente sostanze antiossidanti confrontati con quelli di sportivi che non ne avessere mai fatto uso. I risultati furono sorprendenti: gli sportivi che non avevavo mai fatto uso di un integrazione di antiossidanti mostravano un profilo fisiologico migliore ed inoltre in essi si rilevavano meno indizi relativi ad un possibile sviluppo di diabete di tipo 2 rispetto agli atleti che invece avevano sempre assunto regolarmente i prodotti antiossidanti. Per cui sorge plausibile il pensiero che se è vero che i radicali liberi non sono sempre dannosi potrebbero essere vero che gli antiossidanti non siano sempre benefici. Spinta probabilmente dal fatto che ben il 52% degli americani sono abitualmente consumatori di antiossidanti, la rivista “journal of the American Medical Association” pubblico nel 2009 una metanalisi basata su 68 trial clinici da cui si evinceva chiaramente come l’ assunzione sistematica di antiossidanti non fosse correlata con una maggiore aspettativa di vita. Non solo quando la metanalisi veniva limitata ai soli trial effettuati in “doppio ceco” emergeva che l’ assunzione di alcuni antiossidanti era addirittura correlata ad un maggior rischio di malattia del soggetto.

Forse anche in virtù di questi risultati, ad oggi l’ American Heart  Association e l’ American  Diabetes Association raccomandono di NON assumere sostanze antiossidanti se non in caso di diagnosticata avitamitosi, dal momento che un sempre più crescente numero di studi rinvenibili in letteratura sta fornendo prove del fatto che l’ utilizzo di antiossidanti non sembra in grado di sortire gli effetti di cui si pensava in passato fossero capaci.

Se i radicali liberi si accumulano in funzione degli anni, ma non svolgono nessun ruolo sostanziale nell’ambito del fenomeno dell’ invecchiamento, si pone la legittima domanda di quale sia allora il loro vero meccanismo di azione sull’ organismo. Tuttavia il problema è abbastanza complesso e la risposta a questa domanda non è semplice. Sembrerebbe infatti che i radicali liberi possono essere addirittura benefici per l’ organismo in alcuni specifici contensti fisiologici e assolutamente dannosi in altri. Ricercatori come Siegfrid Hekimi della McGill University (USA) sosterrebbero l’ ipotesi secondo la quale i radicali liberi farebbero effettivamente parte dei meccanismi di difesa dell’ organismo e che quindi rappresenterebbero una conseguenza del danno biologico legato al fenomeno dell’ invecchiamento piuttosto che la sua causa. Al di la di questa innovativa ipotesi, Hekimi concorda comunque sul fatto che una gran quantità di radicali liberi sia dannosa per l’ organismo. In ogni caso, il concetto che danni di minor entità possano fornire un sostanziale aiuto all’ organismo per poter affrontare e resistere a danni maggiori non è una novità in campo sportivo. Il processo di adattamento funzionale dei muscoli sottoposti ad allenamento si basa proprio su questo: i microdanni strutturali subiti dal muscolo non solo vengono più o meno prontamente riparati ma fungono da stimolo adattativo per il passaggio ad un livello di funzionalità superiore al precedente (supercompensazione):

radicali Liberi Andrea Biagini

In effetti nel 2010 un gruppo di ricercatori della California University di San Francisco e della Pohang University of Science and Technology della Corea del Sud hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista Current Biology i risultati di uno studio che dimostrerebbe come i radicali liberi siano in grado di attivare un gene, denominato HIF1 a sua volta direttamente implicato nei meccanismi di riparazione cellulare del DNA mutato.

Obbiettivamente prima di sconsigliare decisamente l’utilizzo di sostanze antiossidanti sia per il soggetto sportivo che quello sedentario, sembrerebbero necessari ulteriori evidenze. Tuttavia, altrettanto si può dire anche del contrario, ossia anche il consigliarli dovrebbe essere corroborato da evidenze maggiori. È invece plausibile mettere in discussione la teoria dei radicali liberi per ciò che riguarda la sua implicazione con il fenomeno dell’invecchiamento, che appare alla luce delle nostre conoscenze attuali un fenomeno ben più complesso di quello che potesse immaginare Harman quasi sessanta anni fa.

Concludo con un breve elenco di regole per un comporatmento consapevole verso la propria salute riguardo ai radicali liberi:

  • NON FUMARE, una sola boccata di fumo di tabacco inonda i polmoni di alcuni bilioni di radicali liberi
  • NON ABUSARE DI ALCOOL E DI FARMACI
  • NON ESPORSI A GAS DI SCARICO, OZONO E RAGGI E ULTRAVIOLETTI
  • AVERE UNA DIETA CHE FORNISCA LA GIUSTA QUANTITA’ DI CALORIE E DI NUTRIENTI ESSENZIALI
  • PRATICARE UN REGOLARE E PIANIFICATO ESERCIZIO FISICO.

 

ARTICOLO REALIZZATO DA: Biagini Andrea, Socio Master dell’Associazione Esperti Formatori Sporti e Dottore in Scienze Motorie

TESTI DI RIFERIMENTO:

  • Bisciotti GN, L’invecchiamento. Biologia, fisiologia, strategie anti aging. Calzetti Mariucci,2012
  • Colin Campbell, The Chine Study, Macro Edizioni, 2011
  • Jurgen Weineck “l’allenamento ottimale” seconda edizione, Calzetti Mariucci
  • Jurgen Weineck “Biologia dello sport”, Calzetti Mariucci,2013
  • McArdle, F.Katch,V. Katch, “Fisiologia applicata allo sport” seconda edizione, Casa EditricEAmbosiana
  • Nelson, Cox “i principi di biochimica di Lehninger” quinta edizione, Zanichelli
  • Pontieri, Russo, Frati, “Patologia egenerale” quarta edizione Piccin

SITOGRAFIA:

  • http://bellezza.pourfemme.it/foto/migliori-prodotti-per-eliminare-la-pancia_5633_24.html
 SIETE SICURI CHE ASSUMERE ANTIOSSIDANTI FACCIA BENE? Noi NO L’ esercizio fisico promuove la longevità, ma anche la formazione delle specie reattive dell’ ossigeno (ROS) sospettate, queste, di accelerare l’invecchiamento, di provocare vari danni a strutture  cellulari (tra cui al DNA) , alle membrane fosfolipidiche e di ossidare il colesterolo…

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About Andrea Biagini

- MSc Sciences and techniques of preventive and adapted physical activities (LM-67) - University of Urbino Carlo Bo. - BSc Sports and health sciences (L-22) - University of Urbino Carlo Bo.

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