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Apprendimento del Tiro con l’Arco per i Neofiti

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La complessità delle problematiche connesse all’apprendimento del tiro con l’arco è generalmente riconosciuta da tecnici e allenatori.
Un corretto insegnamento richiede non solo competenza tecnica, ma anche conoscenza di principi didattico-metodologici finalizzati allo sviluppo ottimale delle risorse psicomotorie dei giovani: l’identificazione e la formulazione degli obiettivi, l’individualizzazione delle attività, la variabilità dei contenuti, l’organizzazione delle proposte, le modalità di correzione dell’errore sono alcuni fra gli aspetti più rilevanti nella programmazione annuale o pluriennale.
Il gesto apparentemente semplice di tiro richiede, in realtà, un controllo accurato di ampi gruppi muscolari e molteplici accomodamenti per regolare finemente l’azione, inibire movimenti parassiti, polarizzare l’attenzione, eseguire con costanza e sistematicità.
Nelle varie fasi del tiro, informazioni diverse sono percepite dagli organi sensoriali per essere elaborate ed integrate nel sistema nervoso centrale. Durante la preparazione, il canale cinestesico dà informazioni relative a posizione del corpo, tensione muscolare e frequenza del respiro, mentre il canale vestibolare reagisce a stimoli derivanti da spostamenti del capo. Nella fase successiva di trazione e mira, gli input visivi consentono gli allineamenti corda-arco e mirino-bersaglio, mentre le sensazioni tattili informano sul corretto posizionamento della corda sul volto e della mano che sostiene l’arco; le percezioni cinestesiche, inoltre, avvertono della contrazione dei muscoli dorsali necessaria per tendere l’arco.
Informazioni uditive, infine, segnalano lo scatto del clicker, mentre il rumore della corda sull’arco dopo il rilascio è utile nel valutare la correttezza del tiro. Le sensazioni propriocettive del follow-through offrono ulteriori indicazioni per analizzare ed eventualmente correggere il tiro.
L’esigenza di integrare in maniera dinamica tutte le informazioni sensoriali e la richiesta di adattamenti psicomotori complessi fanno emergere l’importanza di insegnare, già a livello giovanile, strategie di preparazione mentale da affiancare alle procedure di preparazione tecnica.
Considerando le implicazioni sia tecniche che psicologiche del tiro fin dalle fasi iniziali dell’apprendimento, è stata di recente elaborata una Guida per i Centri C.O.N.I. di Avviamento allo Sport (Vettorello e Robazza, in stampa), con l’intento di offrire strumenti operativi, principi didattici, criteri metodologici e di programmazione per l’insegnamento del tiro con l’arco in età giovanile.
Nella Guida sono presentati contenuti teorici ed applicativi inerenti lo sviluppo delle capacità coordinative generali (considerate secondo la classificazione di Blume, 1981), l’elaborazione delle informazioni, l’apprendimento motorio e la preparazione mentale.
I fondamentali tecnici e la sequenza del tiro sono richiamati in maniera sintetica, così da agevolare la comprensione del significato delle esercitazioni proposte.
È quindi delineato un approccio di insegnamento e perfezionamento del tiro riferito ai due primi stadi dell’apprendimento motorio (di coordinazione grezza e di coordinazione fine; Meinel e Schnabel, 1977), mentre non è considerato in modo approfondito lo stadio avanzato di perfezionamento poiché tipico dell’arciere evoluto.
Sono, infine, presentati principi didattico-metodologici ed un modello di programmazione suddiviso in 13 unità didattiche, ciascuna sviluppabile in alcune sedute di allenamento (da 3 a 6 o più incontri, in relazione a capacità, ritmi di apprendimento e difficoltà del compito).
È possibile valutare costantemente gli obiettivi specifici di ogni unità didattica con l’aiuto di apposite schede ad uso del tecnico e dell’arciere (in appendice sono anche richiamate informazioni fondamentali relative alla scelta dei materiali e alle norme di sicurezza).
Nell’insegnamento del tiro è privilegiato, soprattutto all’inizio dell’apprendimento, un approccio globale, poiché rispetto ad un metodo analitico è più facile far comprendere il gesto completo, tener vivo l’interesse ed innalzare le motivazioni al compito.
Nella Guida sono indicati obiettivi generali ed obiettivi didattici, accanto a molteplici proposte di esercitazioni, istruzioni e domande da rivolgere all’arciere su aspetti tecnico-esecutivi.
In particolare, attraverso le domande si cerca di (a) motivare il giovane ed aumentarne il senso di responsabilità e partecipazione, (b) stimolare nell’arciere processi cognitivi di analisi volti a migliorare la conoscenza dell’azione, il controllo del movimento e le capacità di correzione, e (c) ottenere informazioni sui processi individuali di comprensione ed evoluzione. Domande ed istruzioni sono formulate in modo da orientare l’attenzione del soggetto sulle operazioni da compiere piuttosto che su quelle da evitare, ovvero sull’azione corretta invece che sull’errore.
In ogni allenamento l’arciere si esercita su tre obiettivi tecnici, inerenti alle fasi di posizionamento, trazione e mira, rilascio e mantenimento, ed un obiettivo mentale.
Una volta raggiunti gli obiettivi, si passa ad altri di fasi più avanzate di apprendimento e prestazione, seguendo i progressi individuali.
Le esercitazioni di preparazione psicologica sono svolte durante l’allenamento, in congiunzione con le esercitazioni di tiro, per migliorare la consapevolezza corporea, il controllo dello stato di attivazione, le abilità immaginative, la concentrazione, il controllo dei pensieri, la gestione dello stress (Robazza e Bortoli, 1994; Robazza, Bortoli e Gramaccioni, 1994). Le proposte prendono spunto dalla Five-Step Strategy di Robert N. Singer (1988) elaborata per favorire l’apprendimento e l’esecuzione di closed-skill, cioè di abilità che avvengono in un ambiente relativamente stabile e richiedono un’esecuzione ripetitiva conforme ad un modello ideale.
La Five-Step Strategy si sviluppa in 5 passi (sottostrategie) da svolgere uno dopo l’altro in sequenza: (1) preparazione, (2) immaginazione, (3) concentrazione, (4) esecuzione, (5) valutazione. Dopo aver esercitato con attività appropriate ciascuno dei passi, la procedura completa consiste nell’applicare ogni passo in sequenza ed in momenti prestabiliti prima, durante e dopo la prestazione.

All’arciere è richiesto di:
  1. Prepararsi adeguatamente, durante il posizionamento, rivolgendo l’attenzione ai punti “chiave” del corpo (quali i piedi, le anche e le spalle), facendo un respiro profondo ed assumendo un atteggiamento mentale di fiducia nella propria prestazione;
  2. Rappresentarsi mentalmente il tiro, sempre durante il posizionamento, in modo multisensoriale ed immaginando di eseguire un’azione precisa, completa, con risultato ottimale;
  3. Concentrarsi, in trazione e mira, sui punti di riferimento visivo, tattile e cinestesico;
  4. Eliminare pensieri distraenti ed eseguire in modo “automatico”;
  5. Valutare la prestazione, dopo il rilascio, analizzando il risultato ed ogni passo della strategia.

Per la fase di posizionamento, in collegamento con gli obiettivi tecnici sono proposti obiettivi mentali di miglioramento della consapevolezza corporea e di controllo dello stato di attivazione (preparazione), e di rappresentazione mentale del tiro (immaginazione).
In relazione alla fase di trazione e mira sono invece perseguiti obiettivi di controllo dell’attenzione (concentrazione) e di esecuzione automatica. Dopo rilascio e mantenimento, all’arciere è richiesta la valutazione del tiro, comprendente l’analisi dei risultati della prestazione e della strategia complessiva, in modo da trarre indicazioni per modificare, se necessario, il tiro successivo.
Gli obiettivi di apprendimento tecnico e di sviluppo delle abilità mentali vanno perseguiti in modo graduale e sistematico programmando gli interventi in accordo con importanti principi metodologici, fra cui l’identificazione degli obiettivi, l’individualizzazione delle attività, la variabilità delle proposte, l’organizzazione delle attività, la correzione dell’errore (Chamberlin e Lee, 1993).
Nell’elaborare le proposte della nuova Guida tecnica questi criteri sono stati tenuti in considerazione.

IDENTIFICAZIONE DEGLI OBIETTIVI:
Dagli obiettivi generali dell’apprendimento e del perfezionamento tecnico derivano molteplici obiettivi didattici, ovvero comportamenti osservabili da raggiungere in un arco di tempo definito e da realizzare rispettando criteri prestabiliti.
Obiettivi adeguati, chiari e comprensibili motivano il soggetto ad impegnarsi e costituiscono un punto di riferimento per confrontare la prestazione reale con quella desiderata; per risultare efficaci debbono essere individualizzati, significativi, stabiliti in maniera dettagliata e riconducibile ad una valutazione oggettiva, impegnativi (ma non troppo), conseguibili in un lasso di tempo stabilito, formulati in termini positivi descrivendo le azioni da compiere piuttosto che quelle da evitare, valutati sistematicamente.
Per la valutazione degli obiettivi sono proposte nella Guida schede di rilevamento su cui l’arciere riporta, anche con l’aiuto dell’allenatore, la stima del livello di prestazione personale.
L’utilizzo delle schede di rilevamento consente di coinvolgere efficacemente l’arciere nel compito e nel processo di autovalutazione; in tal modo è anche possibile individualizzare più facilmente gli obiettivi e adattare le proposte al livello di evoluzione di ognuno.

VARIABILITÀ:
La variabilità delle esperienze in età giovanile costituisce la premessa per acquisizioni, perfezionamenti e specializzazioni in età adulta. Esperienze multilaterali si ottengono dalla pratica di molteplici programmi motori, partendo dallo sviluppo degli schemi motori di base (camminare, correre, saltare, colpire, lanciare, riprendere, ecc.) e delle capacità coordinative generali (combinazione e accoppiamento, differenziazione, orientamento spazio-temporale, equilibrio, ecc.).
La variabilità è anche intesa come pluralità di proposte e adattamenti relativamente ad uno stesso programma motorio, come avviene, ad esempio, in tiri effettuati in diverse condizioni di equilibrio instabile o a distanza variabile. Esercitazioni che richiedono diversificazione nei parametri esecutivi di forza, direzione, velocità e distanza permettono di conseguire uno schema di movimento più preciso e adattabile ad eventi mutevoli (Schmidt, 1991; cfr. Bortoli e Robazza, 1990).
La quantità di esercitazioni, domande e istruzioni presentate nella Guida costituisce uno stimolo per l’allenatore a variare le proposte, così da agevolare l’apprendimento e motivare l’arciere con attività interessanti.

ORGANIZZAZIONE:
La necessità di acquisire e perfezionare diverse abilità richiede un’opportuna razionalizzazione delle esercitazioni.
Una modalità organizzativa, che alla luce delle conoscenze attuali ha rivelato dei limiti, prevede l’esercitazione di una singola fase del tiro all’interno della seduta, dedicando alle altre fasi allenamenti successivi.
In tal modo si può lavorare, ad esempio, solo sul posizionamento, mentre sessioni susseguenti sono riservate a trazione-mira o rilascio-mantenimento.
I fondamentali sono così inseriti uno per volta in più incontri ed all’arciere è consentito di esercitarsi ripetutamente su un aspetto tecnico, correggendolo e perfezionandolo prima di affrontarne un altro.
Questa organizzazione, però, pur favorendo la prestazione immediata non si è dimostrata vantaggiosa a lungo termine: i risultati positivi sulla prestazione si ottengono con una certa rapidità, ma non sono garantiti effetti stabili e duraturi.
Un’alternativa efficace, in grado di potenziare gli effetti a lungo termine dell’allenamento, consiste nell’esercitare più abilità nella stessa seduta piuttosto che in momenti separati.
È inoltre preferibile organizzare i compiti in modo seriale: ad esempio, invece che far esercitare 30 min. su posizionamento, 30 min. su trazione-mira e 30 min. su rilascio-mantenimento, risulta più produttivo far lavorare 10 min. su posizionamento, 10 min. su trazione-mira e 10 min. su rilascio-mantenimento, ripetendo il tutto 3 volte (si noti che i tempi di lavoro sono gli stessi in entrambe le modalità).
Questa alternanza dei fondamentali senza attenderne il perfezionamento, determina una condizione temporanea di difficoltà definita interferenza contestuale (Magill e Hall, 1990; cfr. Bortoli e Robazza, 1992).
La condizione di interferenza è vantaggiosa a lungo termine in quanto previene la semplice ripetizione meccanica e stimola il soggetto a ricostruire continuamente le soluzioni del compito ad ogni cambiamento; l’arciere è così stimolato a riflettere più attentamente sulla sua esecuzione ed è coinvolto attivamente nel processo di acquisizione.
Situazioni di interferenza vanno tuttavia introdotte dopo una prima tappa di apprendimento, quando la tecnica è già acquisita con una certa approssimazione.

CORREZIONE DELL’ERRORE:
Nella correzione degli errori è necessario analizzare le informazioni sensoriali recepite attraverso i propri organi di senso (feedback intrinseco) o fornite da una fonte esterna (feedback estrinseco); tali informazioni, riferite allo svolgimento e all’esito dell’azione, consentono l’eventuale aggiustamento del tiro in base a quanto rilevato.
Il feedback estrinseco e le informazioni correttive sono di solito fornite in allenamento dall’allenatore (o anche da un compagno) attraverso istruzioni verbali (spiegazione) e visive (dimostrazione).
Pur riconoscendo l’utilità delle spiegazioni e delle correzioni dell’allenatore, va tuttavia considerato come l’intervento troppo frequente tenda a creare dipendenza dalla guida esterna e ad inibire elaborazioni autonome di analisi, comprensione e risoluzione del compito (Magill, 1993).
Pertanto, se in una fase iniziale di apprendimento è necessario un intervento frequente per far comprendere l’azione corretta, in seguito il soggetto va incoraggiato ad agire in modo sempre più autonomo facendo affidamento sul feedback personale.
Domande all’arciere volte ad analizzare la sua prestazione, o quella di un compagno, tendono ad approfondire i processi di elaborazione delle informazioni e a sviluppare le capacità di correzione.
Domande e istruzioni vanno formulate descrivendo l’azione da compiere piuttosto che quella da evitare; ad esempio, la frase “Non muovere il capo ed il braccio dell’arco quando rilasci” va sostituita con “Tieni fermi il capo ed il braccio dell’arco quando rilasci”.
 
CONCLUSIONI:
L’insegnamento del tiro con l’arco a livello giovanile richiede la conoscenza e l’applicazione di importanti principi didattico-metodologici per l’apprendimento di abilità motorie e sportive.
La nuova Guida tecnica per i centri C.O.N.I. di avviamento allo sport presenta molteplici esercitazioni sistematizzate in un quadro di programmazione annuale o pluriennale.
Nella Guida sono proposte unità didattiche contenenti ciascuna tre obiettivi tecnici, uno per ogni fase di tiro, ed un obiettivo mentale.
Per ogni unità didattica è presentata una scheda per l’allenatore ed una per l’arciere dove riportare i progressi, in modo da facilitare la valutazione, aumentare l’interesse e sviluppare l’autonomia.
Nella Guida sono fornite spiegazioni inerenti all’identificazione degli obiettivi, l’organizzazione delle attività, le modalità relazionali allenatore-arciere facendo riferimento a criteri psicopedagogici e metodologici emersi dalla recente ricerca nel settore delle attività motorie e sportive; l’introduzione sistematica anche di procedure di preparazione mentale integrate con l’allenamento tecnico, gestibili direttamente dall’allenatore, è in accordo con principi applicativi della psicologia dello sport.
L’esigenza della preparazione psicologica già a livello giovanile nasce dal riconoscimento delle elevate richieste psicomotorie presenti nella prestazione di tiro.
Similmente a quanto avviene per le abilità motorie, l’incremento delle abilità mentali necessita di un intervento precoce, adeguato, continuativo, finalizzato al pieno sviluppo del potenziale psicomotorio del giovane, mirato ad ottenere una motricità evoluta e a rendere gratificante la pratica sportiva.
 

     BIBLIOGRAFIA:

  1. Bortoli, L., e Robazza, C. (1990). Apprendimento motorio: concetti e applicazioni. Roma: Edizioni Luigi Pozzi.
  2. Bortoli, L., e Robazza, C. (1992). Interferenza contestuale nell’apprendimento di abilità motorie. Movimento, 8, 5-9.
  3. Blume, D.D. (1981). Le capacità coordinative: definizione e possibilità di svilupparle. Trad. it. in Didattica del Movimento, 42/43, 60-82, 1986.
  4. Chamberlin, C., and Lee, T. (1993). Arranging practice conditions and designing instruction. In R.N. Singer, M. Murphey, and L.K. Tennant (Eds.), Handbook of research on sport psychology (pp. 213-241). New York: MacMillan.
  5. Magill, R.A. (1993). Motor learning: concepts and applications (4rd ed.). Dubuque, IA: Brown & Benchmark.
  6. Magill, R.A., and Hall, K.G. (1990). A review of the contextual interference effect in motor skill acquisition. Human Movement Science, 9, 241-289.
  7. Meinel, K., e Schnabel, G. (1977). Teoria del movimento. Tr. it. Roma: Società Stampa Sportiva, 1984.
  8. Robazza, C., e Bortoli, L. (1994). La preparazione mentale nel tiro con l’arco. Rivista di Cultura Sportiva, 31, 40-46.
  9. Robazza, C., Bortoli, L., e Gramaccioni, G. (1994). La preparazione mentale nello sport. Roma: Luigi Pozzi.
  10. Schmidt, R.A. (1991). Motor learning and performance. Champaign, IL: Human Kinetics.
  11. Singer, R.N. (1988). Strategies and metastrategies in learning and performing self-paced athletic skills. The Sport Psychologist, 2, 49-68.
  12. Vettorello, S., e Robazza, C. (in stampa). Tiro con l’arco: guida tecnica. Roma: Centri C.O.N.I. di Avviamento allo Sport.
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About Riccardo Monzoni

Riccardo Monzoni
Dottore in scienze Motorie, Docente di preparazione fisica della Federazione Italiana di Tiro con l'Arco (F.I.T.ARCO), specializzato in Psicologia dello Sport, video-analisi e programmazione di allenamenti personalizzati in sport di squadra ed individuali. Personal Trainer a domicilio

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